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Le strade musicali dell'Ebraismo nel compendio cinematografico di David Krakauer

San Benedetto del Tronto | David Krakauer "The Big Picture"

di

David Krakauer

"The Big Picture"

C'è una ragione per cui il violino o il clarinetto, grazie alla loro leggerezza e trasportabilità, siano gli strumenti musicali simbolo dei popoli maledetti dalla storia e costretti a vagare per la propria sopravvivenza. E' il caso degli zingari e degli ebrei. Questi ultimi, ad esempio, grazie alla loro arte hanno segnato la storia della musica americana, del commento sonoro orchestrale cinematografico alle canzoni del palcoscenico di Broadway e del Musical. Recentemente avevamo parlato di un altro disco di David Krakauer ("Checkpoint"), testa pensante del gruppo klezmer dei Klezmatics ma la sua effervescente attività ha fatto sì che a pochi mesi di distanza esca un altro magnifico suo lavoro come questo "The big picture".

Il trait d'union è rappresentato dal cinema analizzato sotto forma di temi e canzoni celebri legati in qualche modo al mondo ebraico e nella dozzina di brani di "The big picture" si entra in un mondo di classici interpretati magistralmente da questo fantastico clarinettista. Ad iniziare da John Kander e il suo celeberrimo tema di "Cabaret" fino a concludersi sul kandinskyano violinista di "The fiddler on the roof". I segni peculiari del canto ebraico si sono tutti a cominciare dal tema del ghetto di Varsavia de "Il pianista" di Polanski, arrangiato in maniera esemplare seguito dalla famiglia di ebrei russi di "Avalon" di Levinson. Non manca l'omaggio a Woody Allen con la scelta di "Si tu vois ma mère" (del grande Sidney Bechet) da "Midnight in Paris", dello standard "Body and soul" (cavallodi battaglia di un altro mito del clarinetto come Benny Goodman), tratto da "Radio days" ma anche di una pagina classica come "L'amore delle tre melarance" di Prokofiev (tratta da "Amore e guerra").

Si cita anche un po' d'Italia che ha contribuito alla storia del cinema con "La vita è bella" di Nicola Piovani, delicata e piena di nostalgia nonostante l'abito dodecafonico introduttivo, In chiave jazz Krakauer passa anche dalle invettive di Lenny Bruce ("Honeycomb") dal "Lenny" di Bob Fosse ma non dimentica il moderno cabaret del geniale Mel Brooks di "The Producers" come pure il romanticismo da "La scelta di Sophie" di Alan Pakula giocato in un dialogo teso tra violino e clarinetto cui risponde un omaggio a Barbra Streisand e all'immortale tema di "People" di Jule Styne, emigrante ebreo ukraino. Un filo rosso insomma che lega un brano all'altro, tra immagini, suoni e dolori antichi di migranti in un'opera davvero speciale che fa onore al suo intelligente autore, uno dei piu capaci e illuminati musicisti dei nostri tempi, David Krakauer.

Voto 9/10

14/07/2014





        
  



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