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lunedì 18/11/2019    |   Ultimo aggiornamento ore 18:33    |   Lavora con noi    |  

Quando il giornalismo diventa ClickBaiting

San Benedetto del Tronto | Quanto è sottile la linea che divide informazione e disinformazione?

di Kevin Gjergji

Clickbait (o clickbaiting, tradotto "Esca da click") è un termine che indica un contenuto web il cui scopo è quello di attirare il maggior numero d'internauti, avendo come scopo principale quello di aumentare le visite a un sito per generare rendite pubblicitarie online.

 

Qualunque utente di internet che lo frequenti da neanche troppo tempo sa certamente a cosa mi riferisco.

Titoli sensazionalistici che promettono di trattare notizie sconvolgenti che una volta aperte si rivelano per ciò che sono, banali illazioni o frammenti di un discorso ben più articolato e che devia totalmente rispetto alle aspettative createsi.

 

Recentemente Facebook ha creato un algoritmo che nella teoria dovrebbe essere in grado di fronteggiare le cosiddette 'notizie bufala', promosse nella stragrande maggioranza dei casi da titoli appunto clickbaiting.

 

Il motivo per cui Facebook ha deciso di introdurre questo sistema di protezione degli utenti è il dilagare della disinformazione che circola su internet, e in particolare su Facebook dove molti utenti non sono in grado di setacciare le fonti sicure e affidabili da quelle che puntano a racimolare visualizzazioni.

 

Ma che succede se sono le cosiddette fonti attendibili a creare disinformazione?

 

Ormai ogni giornale o programma televisivo ha una sua pagina Facebook attraverso cui condivide i propri servizi e articoli, puntando cosi alla massima monetizzazione del servizio.

Questi enti hanno una loro credibilità sulla quale nessun lettore, o quasi, sarebbe in grado di essere scettico, ed hanno quindi un grandissimo potere.

 

È notizia recentissima di come il servizio riguardo la Blue Whale, che tanto allarmismo aveva creato, sia in verità fondato per larga parte su notizie fasulle.

I possibili danni collaterali del diffondersi di certe terribili immagini, associate impropriamente ad un fenomeno giovanile del genere, sono evidenti.

Così come è evidente che la corretta diffusione della notizia venga troppo spesso messa da parte in nome dello scoop.

 

La linea tra reale informazione e svendita di notizie rischia di farsi inesorabilmente più flebile.

 


08/06/2017





        
  



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Kevin Gjergji